1710 - 2010
 
ANNO RAIMONDIANO
nel 300° della nascita del Principe Scenziato

chi era

RAIMONDO MARIA DE’ SANGRO

Colui che ha dato maggiore lustro alla sua casata è senza dubbio Raimondo Maria de Sangro (1710-1771), ottavo Duca di Torremaggiore e settimo Principe di Sansevero, nato nel Castello di Torremaggiore il 30 gennaio 1710 ed ivi battezzato il 2 febbraio successivo dal vescovo di San Severo, Mons. Carlo Francesco Giocoli. Allevato dai nonni paterni, perché orfano di madre a meno di un anno, lascia Torremaggiore all’età di dieci anni per trasferirsi a Roma, dove riceve una ferrata educazione religiosa presso i padri gesuiti. Sposatosi a 22 anni nel 1732 per procura, poiché la moglie Carlotta Gaetani dell’Aquila d’Aragona risiedeva nelle Fiandre, consuma il suo matrimonio a Torremaggiore nel 1735. Da lei riceve otto figli. Quella dei Sangro è una stirpe che ebbe legami di parentela e di amicizia con personaggi importantissimi quali Carlo Magno, numerosi prelati dell’Ordine Benedettino, Innocenzo III e membri dell’Ordine dei Templari, dei Rosacrociani, dei Massoni. Uomo dalla personalità inquietante ed al tempo stesso affascinante, è definito il Principe dei misteri, un surrealista in anticipo, il personaggio più misterioso del settecento italiano. In un’epoca dalle nuove concezioni illuministiche, egli si configura tra gli uomini particolari che ne sono protagonisti: con l’ardore di un alchimista sa fondere in sé la lucida freddezza dello ‘scienziato’, che indaga sugli strumenti e sulle modalità dell’agire, con le intuizioni del ‘filosofo’, che non si arresta alla comprensione della sola realtà empirica. Nel suo palazzo adibisce una grande stanza a laboratorio e comincia a passarci gran parte del giorno e della notte. Tra splendori cortigiani (viene creato nel 1730 Grande di Spagna di prima Classe e nel 1737 Gentiluomo di Camera con Esercizio del Re) e persecuzioni oscurantistiche, trascorre la sua vita conducendo con successo ricerche sperimentali in più branche dello scibile umano:

1- letteratura: la sua produzione letteraria, emessa da una tipografia da lui stesso impiantata nelle cantine del suo palazzo in Napoli, gli procura nel 1743 il titolo Accademico della Crusca di Firenze e della Sacra Accademia Fiorentina.

2- filosofia naturale: da illuminato rosacrociano ricerca la “verità non solamente attraverso la scienza, ma a partire dalla natura e da quella parte complessa della natura che è l’Io”;

3- pirotecnia: ha progettato nel 1743 il primo teatro pirotecnico in occasione della nascita della principessa reale Maria Elisabetta, inventando l’effetto pirico dal colore verde;

4- chimica: ha scoperto metodi per ristagnare il rame, per produrre agata, diaspro, lapislazzuli ed altre pietre preziose artificiali, per colorare ogni specie di marmo, per ottenere da alcuni vegetali una cera sintetica della stessa qualità della cera vergine d’api, per ottenere la desalinizzazione dell’acqua di mare; avrebbe inventato parecchie sostanze chimiche tra cui stucchi, mastici madreperlacei usati per costruire cornicioni e capitelli, e un tipo di marmo sintetico che, versato allo stato fuso in apposite canaline, avrebbe formato un "cordone" bianco marmoreo, ininterrotto, che decorava il pavimento della cappella di famiglia (ancora oggi in parte visibile). Si è anche fantasticato su un possibile suo procedimento per marmorizzare i tessuti. Prova ne sarebbe la scultura del "Cristo Velato", nella medesima cappella, dove il corpo appare coperto da un velo di marmo trasparente. Su questa invenzione, però, non ci sono prove e l'effetto del velo sarebbe dovuto solo all'abilità dello scultore, Giuseppe Sanmartino. Epigrafia al negativo: anziché scolpire le scritte, queste sarebbero state ricoperte con una pasta a base di paraffina che le avrebbe protette dal bagno d'acido cui l'intera lapide veniva sottoposta, ottenendo così scritte in rilievo, come è evidenziato, peraltro, dalla stessa lapide del suo monumento funebre. Lume eterno: testimoniata da alcune lettere di Raimondo a studiosi dell'epoca, sarebbe stata una mistura ottenuta dalla triturazione delle ossa di un teschio e forse costituita da una miscela di fosfato di calcio e fosforo ad alta concentrazione. Tale miscela avrebbe avuto la capacità di bruciare molto lentamente e di consumare pochissima materia. Carbone alchemico: una mistura di sostanze di origine animale e vegetale, in grado di bruciare senza produrre cenere.
Impermeabilizzazione dei tessuti: Raimondo avrebbe donato al re Carlo III, grande appassionato di caccia, un mantello trattato in questo modo. Altri presunti procedimenti: plasticizzazione a freddo di metalli, metallizzazione e pietrificazione di materie molli, nuovi processi di colorazione di marmi e vetri. Carta ignifuga: sarebbe stata di lana da una parte e di seta dall'altra, con la proprietà di non prendere fuoco. Sangue di San Gennaro: il Principe sarebbe riuscito a produrre una sostanza in grado di comportarsi esattamente come quella ritenuta essere il sangue di san Gennaro.

5- meccanica: ha inventato la carrozza marittima, capace di muoversi a terra e in mare; si trattava di veicolo perfettamente somigliante a una carrozza terrestre, con tanto di cavalli verosimilmente in sughero o legno, ma al posto delle ruote aveva delle "pale" (azionate da personale nascosto) in grado di viaggiare per mare.

6- medicina: sbalorditive sono le “Macchine Anatomiche”, conservate nella cavea della Cappella della Pietà a Napoli; rappresentano due scheletri umani rivestiti dell’apparato circolatorio arterio-venoso; la certificazione notarile per la loro costruzione è riportata in: Miccinelli Clara, Il Tesoro del Principe di Sansevero. Genova, 1985; i due modelli anatomici di grandezza naturale costituiti da due scheletri umani (una donna e un uomo) su cui è incastellato il solo albero sanguigno di colore differenziato blu e rosso. Leggenda vuole che il Principe avesse ottenuto tale "metallizzazione" del circuito sanguigno "iniettando" un composto di sua invenzione e, poiché unica "pompa" in grado di spingere il liquido fin nei capillari più sottili è il cuore, che i due malcapitati fossero ancora vivi quando tale esperimento venne eseguito.
Occorre rammentare che all'epoca non era stata ancora inventata la siringa ipodermica. Le due "macchine", originariamente nel laboratorio del Principe e attualmente nella "Cavea Sotterranea" della Cappella Sansevero, sarebbero state di fatto realizzate da un anatomista palermitano, Giuseppe Salerno, come risulta da un contratto ancora oggi conservato all'archivio notarile di Napoli. Partendo da due scheletri umani, il Principe si impegnava a fornire al medico fil di ferro e cera colorata (secondo un metodo di sua invenzione) per ricostruire l'albero circolatorio e dare così un valido modello didattico ai non esperti medici dell'epoca. Che si tratti di "macchine" non è tuttavia certo dacché gli attuali proprietari della Cappella Sansevero hanno sempre opposto il loro rifiuto a far eseguire qualunque tipo di indagine.

7- fisica idrostatica: ha inventato una macchina idraulica che serviva ad utilizzare l’acqua piovana, raccolta in serbatoi, per fornire forza motrice ad opifici; per l’aspirazione dell’acqua veniva sfruttata l’energia del vento e la forza di gravità; l'acqua poteva essere trasportata a qualunque altezza;

8- chemioterapia del cancro: sconvolgente è l’intuizione del principe nell’aver somministrato a due pazienti, in modo appropriato e pertinente, gli estratti di un alcaloide quale la pervinca, quasi due secoli prima della scoperta di sostanze attive in chemioterapia citostatica;

9- palco pieghevole: si sarebbe trattato di un palco dalle normali apparenze ma che per mezzo di ruote, argani e funi sarebbe stato possibile sollevare e chiudere "a libro". Testimoniato dalla Lettera Apologetica, sarebbe stato costruito nel 1729, quando Raimondo aveva solo 19 anni, in occasione di una rappresentazione teatrale nel cortile del collegio gesuitico romano, e chiuso in pochissimo tempo per permettere lo svolgimento nella stessa area di un carosello di cavalleria.

10- in campo militare: Archibugio: fucile a retrocarica, costruito a canna unica, in grado di sparare a polvere o "a vento" (cioè ad aria compressa). Cannoncino da campagna: sarebbe stato costruito in un metallo leggero in sostituzione del bronzo, allora comunemente usato per questo tipo di arma, talché "qualunque soldato senza gemere sotto l'incarico di esso può trasportarne uno, forse due".

arte militare: nel 1741 il principe ha ideato il progetto d’una molteplice difesa interna specialmente nelle cittadelle, nel 1742 ha iniziato a scrivere il Gran Vocabolario dell’Arte Militare e di Terra; Indiscusso stratega militare sia sul campo (respinge gli Austriaci nella battaglia di Velletri nel 1744 col titolo di Colonnello del Reggimento di Capitanata), sia in studi dottrinali (scrive e pubblica la Pratica più agevole e più utile di Esercizj militari per l’Infanteria nel 1747), riceve gli elogi dalle più importanti corti europee, da quella austriaca di Maria Teresa d’Asburgo (1740-1780) a quella francese di Luigi XV (1715-1774), oltre che da Ferdinando VI di Spagna, da Federico il Grande di Prussia (1740-1786), da Carlo III di Borbone (1734-1759) dal maresciallo Maurizio di Sassonia. La società partenopea, invece, dal canto suo, non accetta Raimondo, detto “il Sansevero”, a causa della sua preparazione culturale diversa, poiché crede di vedere in lui, fin da principio, un personaggio enigmatico circondato da un alone sinistro e dedito alla magia. La sua nomina a Gran Maestro Venerabile della Massoneria del Regno di Napoli (dopo che lui stesso l’ha fondata) e la pubblicazione della famosa Lettera Apologetica concorreranno a far scagliare contro di lui nel 1750 una sorta di anatema sociale. Anzi, il popolo, inscenando una irrazionale reazione di timore e di condanna, comincia da questo momento in poi ad oscurare la sua immagine con fosche leggende (vedi: Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane. Bari, Laterza, 1948). Solo grazie alla protezione di Carlo III re di Napoli e alla benevolenza di papa Benedetto XIV (1740-1758), Raimondo riesce a superare indenne una vera e propria campagna denigratoria, scatenata da una aristocrazia frivola ed incolta e da un popolino analfabeta, capaci solo di additarlo a vista quale pubblico peccatore e stregone. Del resto né la Napoli del suo tempo, né la posterità comprenderà molto di lui, ma si limiterà solo a contemplare, stupita ed interdetta, tutto ciò che si conserva nella Cappella di S. Maria della Pietà, detta di Sansevero, a Napoli. Commissionando i migliori artisti dell’epoca, tanto da trasformare questo Tempio in centro della cultura del Settecento napoletano, Raimondo non risparmia né danaro, né energie e mette a disposizione i frutti delle sue invenzioni e delle sue tecniche, che conferiscono ai gruppi scultorei, eseguiti in omaggio ai suoi avi e congiunti, un particolare messaggio allegorico di chiaro stampo esoterico-occultistico. È l’ultimo messaggio raimondiano lasciato ai posteri, che consiste nell’invito a meditare sulle umane caducità per uscirne migliori. E con questo scrigno d’arte, pervenutoci col suo contenuto di statue, di complessi marmorei, dei suoi epitaffi, del suo simbolismo, delle sue dimenticanze, i de Sangro, congedandosi dalla vita, consegnano alla storia non solo gesta ma anche sentimenti.

 
 

particolari vernici da lui inventate